I “piccoli” custodi del territorio

Dopo aver preso visione della Lectio Magistralis letta da Gianni Zonin a Palermo il 22 maggio scorso, in occasione del conferimento della laurea ad honorem in “Imprenditorialità e qualità del sistema agro-alimentare”, siamo rimasti colpiti da un passaggio in particolare che molto sta facendo discutere.

Zonin afferma infatti che Il “piccolo” (che era bello negli anni Sessanta, in tutti i settori dell’economia italiana) oggi è diventato un handicap che impedisce al nostro Paese di crescere e competere.

Non siamo per nulla d’accordo con queste affermazioni. Nel nostro settore, quando il legame con la terra è indissolubile, esistono dei limiti alle dimensioni aziendali che sono impliciti, dipendenti alla natura stessa del territorio che si coltiva.

I vignaioli, da sempre, presidiano il territorio, lo creano, lo coltivano e lo vivono. Un territorio con cui si confrontano raggiungendo vette di qualità impareggiabili, impossibili da garantire per un’industria, svolgendo contemporaneamente un lavoro di custodia che aiuta a tutelare un patrimonio che è di tutti. L’artigianalità e l’identità dei vini italiani sono valori aggiunti che stanno indirizzando i mercati e rappresentano una risorsa preziosa da salvaguardare. Auspichiamo che il legislatore non perda di vista questi valori aggiunti in favore di mere logiche industriali; il rischio che corriamo non solo noi, ma tutti gli amanti del buon vino, è altissimo. Per questo è nata la FIVI, per far sentire la voce di tutti quei “custodi del territorio” (non un “handicap”, ma un’irrinunciabile risorsa) che chiedono di poter lavorare onestamente e secondo regole di buon senso.

 

Matilde Poggi,
Presidente FIVI

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