FIVI scrive a Conte: riconsiderare la chiusura alle 18 di bar e ristoranti

Con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la nostra presidente Matilde Poggi chiede che venga riconsiderata la decisione di chiudere alle 18 l’intero comparto della ristorazione. Uno stop causato da coloro i quali non hanno rispettato nei propri locali le regole previste per il distanziamento sociale, ma che colpisce l’intero settore. Chiudere i ristoranti significa inoltre far soffrire  ulteriormente anche noi vignaioli artigiani, che continuiamo a fatica a coltivare le loro vigne nonostante i pesanti contraccolpi già subiti dalla chiusura forzata nel periodo di marzo e aprile.

La lettera completa 

26 ottobre 2020

Egregio Presidente,

Faccio parte di coloro che ritengono che il Covid 19 sia una malattia molto seria e pericolosa e che il primo obbligo di ogni governante in questo momento sia quello di tutelare e proteggere la salute dei suoi concittadini.

Mi lascia ugualmente del tutto sconcertata la decisione presa nell’ultimo DPCM 24/10/2020 di chiudere le attività di somministrazione alle ore 18. L’innalzamento dei contagi, cui abbiamo purtroppo assistito negli ultimi mesi, impone un cambio di strategia ma mi parrebbe opportuno andare a colpire unicamente quelle attività e situazioni che provocano assembramenti. I ristoratori, che alla riapertura dopo la chiusura forzata di marzo e aprile, seguendo le indicazioni del nostro Governo, si sono attrezzati per poter accogliere i loro clienti in tutta sicurezza, non devono pagare per coloro che, in spregio ad ogni direttiva, hanno continuato a servire i clienti davanti ai locali, senza distanziamento, provocando pericolosi assembramenti. Chi ha deciso di non rispettare le regole ha messo a repentaglio la salute altrui e contribuito alla cattiva percezione della categoria cui appartiene; è pertanto giusto che gli venga intimata la chiusura. Chi invece le regole le ha rispettate ed ha investito per potersi adeguare deve rimanere aperto.

L’Italia è un Paese meraviglioso e ha gioielli che tutti ci invidiano: un paesaggio unico al mondo, siti culturali di richiamo mondiale e prodotti di altissima qualità della filiera agroalimentare, tra cui il vino. Chiudere i ristoranti significa far soffrire ulteriormente anche i tanti vignaioli artigiani che a fatica hanno continuato a coltivare le loro vigne. L’associazione che io rappresento, la FIVI,  Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, riunisce più di 1300 vignaioli che seguono l’intero processo produttivo del vino, dalla vigna al bicchiere. Sono aziende di medio piccole dimensioni, spesso famiglie, che hanno in questa attività il loro unico reddito. Per i vignaioli il settore della ristorazione è il mercato di sbocco preferenziale per il loro vini. A poche ore dalla firma del nuovo DPCM sono già arrivate le prime disdette agli ordini in corso. I vignaioli sono già stati pesantemente indeboliti dai mesi di chiusura forzata; la vigna non si può abbandonare e va coltivata anche se le vendite sono ridotte al lumicino.

Presidente, Le chiedo, a nome di tutti i vignaioli italiani, di ripensare queste disposizioni. Noi e tutti gli operatori del settore horeca vogliamo poter lavorare in sicurezza per dare il nostro piccolo contributo alla ripresa del nostro Paese.

Matilde Poggi
Presidente FIVI

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