NO dei Vignaioli Europei alla liberalizzazione degli impianti

Matilde-Poggi-alla-vicepresidenza-della-CEVI2

La Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti nasce con lo scopo di rappresentare la figura del vignaiolo di fronte alle istituzioni, lo abbiamo sottolineato più volte. Il lavoro da fare non è poco, né semplice perché spesso le battaglie in difesa dei piccoli produttori vengono combattute in sede europea. Grazie anche alla collaborazione stretta di FIVI con CEVI (Confédération Européenne des Vignerons Indépendants), alcuni importanti passi sono stati compiuti.

Ultimamente si è dibattuto a Bruxelles il tema delle liberalizzazioni degli impianti poiché, secondo una norma introdotta nella riforma dell’Organizzazione Comune del Mercato del Vino nel 2007, a partire da gennaio 2016 cesserà di esistere il collaudato sistema dei diritti di impianto dei vigneti. Nell’ultimo incontro degli Stati Generali del Vino Europeo tenutosi il 19 marzo 2012 , la maggior parte dei ministri europei hanno espresso la loro opposizione all’entrata in vigore di questa norma. Ma le grandi lobby dei commercianti, degli industriali, degli importatori da fuori Europa sono evidentemente a favore della liberazione.

Fivi era presente all’incontro per far sentire la propria voce e sottolineare il proprio no.

Il nostro NO nasce dalla convinzione che l’Italia e l’Europa debbano salvaguardare il proprio patrimonio d’eccellenza senza cedere allo spauracchio dello squilibrio dei mercati. Uno studio dell’AREV (Assemblée des Régions Européennes Viticoles) “sugli impatti socio-economici e territoriali della liberalizzazione dei diritti di impianto” dimostra come l’assenza del sistema di regolazione degli impianti presso i nostri concorrenti del Nuovo Mondo, in realtà, non ha permesso loro di evitare lo squilibrio del mercato. Invece il sistema dei “diritti di impianto” europeo non ha bloccato lo sviluppo del vigneto Europeo, ma ha invece permesso la creazione di nuove superfici solo nelle regioni in cui gli sbocchi commerciali chiedevano crescita (Italia, Francia…). Soprattutto la logica della scomparsa dei diritti di impianto porterebbe alla “delocalizzazione produttiva” e permetterebbe di impiantare vigneti nelle zone con costi di produzione più bassi in concorrenza alle zone colturali vocazionali, distruggendo inevitabilmente il capitale ambientale, paesaggistico, storico e culturale delle regioni viticole Europee. E quindi il lavoro di molti di noi.

La Commissione Europea ha creato un “Gruppo ad Alto Livello” per valutare le conseguenze della eventuale liberalizzazione e il nostro Ministro delle Politiche Agricole Catania ha dichiarato il suo impegno a correggere da subito la norma della riforma OCM del 2007 puntando molto sul lavoro di questo Gruppo.

Il momento è delicato e occorre essere attenti per cui, mentre la palla passa ora al Parlamento Europeo, CEVI e FIVI sono mobilitate con una azione di sensibilizzazione trasversale nei confronti di tutti gli Europarlamentari Italiani che possono avere influenza a Bruxelles.

< Dossier