Le vendite a distanza del vino

Il contesto

L’Europa non è unita quando si tratta di spedire vino da un paese all’altro.

Per inviare vino da un paese all’altro, sia ad un rivenditore che ad un consumatore finale, è infatti necessario avviare una pratica doganale e dotarsi di un domicilio fiscale nel paese di destinazione con il quale assolvere al pagamento delle accise. Una procedura che non solo rende economicamente sconveniente, se non proprio impossibile, un e-commerce su scala europea, ma complica la vita a tutti i vignaioli che, dopo una visita in cantina da parte di turisti stranieri, devono spesso rinunciare alle vendite che ne potrebbero derivare.

Le richieste FIVI

Una soluzione al problema è stata proposta da CEVI (la Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, di cui FIVI è membro e della quale Matilde Poggi è vicepresidente) al Gruppo di contatto Accise della Commissione Europea.

La proposta prevede che ogni produttore assolva in proprio e nel proprio paese d’origine le imposte sul valore aggiunto e le accise secondo le aliquote del paese di destinazione delle merci. Una camera di compensazione potrebbe quindi calcolare quanto dovuto a ciascun stato membro.

La FIVI ha anche scritto agli allora ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Federica Guidi per sollecitare l’adozione di accordi bilaterali per la libera circolazione dei vini all’interno degli Stati Membri.

Aggiornamento

L’impianto è stato accolto in pieno dallo studio “Evaluation of current arrangements for movement of excise goods released for consumption» realizzato per conto della Commissione Europea e approvato dal Gruppo di contatto Accise lo scorso a luglio 2015.

La Commissione Europea ha analizzato il problema attraverso il gruppo di progetto Fiscalis, i cui lavori si sono conclusi lo scorso dicembre, e la successiva riunione del Gruppo di contatto delle accise. Ha riconosciuto la necessità di trovare una soluzione alternativa, ma al tempo stesso ha stabilito che ci vorranno diversi anni affinché si arrivi alla creazione di uno sportello unico intracomunitario (one stop shop) per il pagamento delle accise e dell’IVA.

Per approfondire

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