La CEVI sulle proposte della Commissione sull’etichettatura

Quale chiaramento sull’azione della CEVI riguardo alle proposte della Commissione sull’etichettatura

Come comunicato negli ultimi mesi la CEVI sta svolgendo una forte azione sindacale per cercare di evitare che il vino venga assimilato a qualsiasi altra derrata alimentare.

Il vino è l’unica bevanda alcolica agricola naturale. E’ prodotto a partire dall’uva, molto spesso la produzione dell’uva e la sua trasformazione in vino sono condotte dalla stessa persona in seno all’azienda agricola. Dal 1700 grazie ad alcuni geniali precursori il vino si identifica con il produttore nonché coltivatore delle uve. Da sempre ha una etichetta molto precisa e dettagliata, recando il nome del produttore, la zona di origine, l’anno di produzione. Tre informazioni precise che nessun altra derrata alimentare specifica.

Inoltre il vino a differenza delle altre derrate alimentari ha già una lista positiva degli ingredienti, gli unici additivi, coadiuvanti e conservanti utilizzabili sono quelli indicati nella lista dell’OIV (Office International de la vigne e du Vin). Ognuno di essi ha dovuto passare attraverso un particolare iter di approvazione.

Tutto ciò fa del vino, come ben sappiamo noi Vignaioli, la bevanda meno industriale che esista, e se talvolta abbiamo dei contrasti con i piccoli industriali del vino o con alcune cantine sociali che hanno ormai abdicato al ruolo agricolo che avevano agli albori, conoscere la realtà delle altre bevande, dai soft drinks fino alla birra, un prodotto completamente estrapolato dal contesto agricolo anche nelle cosiddette birre artigianali, ci aiuta ad avere una visione più chiara del contesto nel quale operiamo.

La CEVI ha sempre avuto una visione strategica, il suo presidente Xavier de Volontat riesce sempre con grande correttezza ad interpretare il suo ruolo con grande parzialità nell’interesse di tutta la categoria. In questo caso il pacchetto etichettatura andava affrontato frontalmente coinvolgendo anche gli altri rappresentanti della filiera. La UE tende a semplificare i propri impegni assimilando il vino alle altre derrate alimentari complicando la vita ai produttori ed ai consumatori. Da questo nessuno ha da guadagnarci. Immaginate un etichetta del vino trasformata in uno sterile elenco con le incomprensibili quantità di carboidrati, proteine e grassi, magari una altrettanto incomprensibile lista di ingredienti: E220, … etc.

Prendiamo come esempio il settore dei salumi: non è dato conoscere la razza, spesso selezionata secondo criteri puramente industriali, né tanto meno il luogo, ove l’animale è nato ed è stato allevato, niente data di macellazione né indicazione del luogo, talvolta perfino la figura che ha trasformato la carne è indicata soltanto con un incomprensibile sigla mentre è evidente il nome di chi commercializza. Sapendo leggere l’etichetta possiamo notare che è ormai impossibile mangiare un salame che non contenga nitrati, acido ascorbico spesso zucchero e latte in polvere, talvolta anche altri ingredienti misteriosi. Un maiale selezionato in Olanda viene allevato in aziende specializzate, di proprietà di multinazionali, venduto ad allevatori in Polonia o Romania, trasportato vivo in Olanda, macellato insieme ad altre decine di migliaia di maiali di provenienza ugualmente incerta, la carne arriva al salumificio italiano che dovrebbe attraverso il suo “savoir faire” trasformarlo in un grande salame! Nel vino stiamo sicuramente molto meglio, dobbiamo soltanto difendere la posizione, senza scivolare accanto alle altre derrate.

Qui di seguito la lettera che è stata inviata ai deputati europei da parte della CEVI. Che tutti i vignaioli possano condividere la visione strategica sopra le parti che contiene, come modello per il nostro comportamento. Il limpido esempio di come occorre concentrare i propri sforzi lottando PER qualcosa piuttosto che CONTRO.

LETTERA DELLA CEVI AI DEPUTATI EUROPEI

I Vignaioli Indipendenti Europei, forza viva della viticoltura europea rappresentati dalla CEVI, sostengono l’esenzione dell’etichettatura delle calorie e degli ingredienti per il vino, proposta dalla Commissione europea nel progetto di regolamento concernente l’informazione dei consumatori sulle derrate alimentari (COM 2008-0040), e valicata in 1° lettura sia dal Parlamento europeo che dalla posizione del Consiglio.

I Vignaioli Indipendenti Europei domandano il mantenimento di questa esenzione per tre ragioni essenziali:

  1. il vino non è una derrata alimentare come le altre
  2. il consumatore non desidera queste menzioni sulle etichette del vino
  3. le imprese dei vignaioli indipendenti desiderano restare competitive

 

1) Il vino non è una derrata alimentare come le altre

  • Il vino è un prodotto che risponde a una definizione legale e obbedisce ad un quadro giuridico completo: è il prodotto “ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale delle uve fresche, pigiate o no, o del mosto di uva”. Questa definizione legale è stabilita da un regolamento europeo (annesso IV punto 1 del reg. 479/2008 della OCM) Questo stesso regolamento stabilisce delle regole dettagliate e esaustive riguardo alla produzione di vino (zone di produzione, vitigni, pratiche e trattamenti, politiche di qualità, regole di etichettatura). In particolare una lista ben precisa delle pratiche e dei trattamenti enologici autorizzati.
    • La produzione e l’etichettatura del vino sono già strettamente inquadrate; a differenza di altre bevande e derrate alimentari.
  • Il vino non è il risultato di una ricetta predeterminata. Varia da un produttore all’altro, da un terroir all’altro, da un anno all’altro. La maggior parte delle sostanze autorizzate in vinificazione sono già naturalmente presenti nel prodotto. Il vino è un prodotto fermentato la cui composizione evolve con l’età e l’invecchiamento anche dopo l’imbottigliamento.
    • Le sostanze talvolta utilizzate in vinificazione sono già naturalmente presenti nel vino. Non è possibile anticipare la composizione esatta del vino al momento del suo consumo. Come rispondere allora alle esigenze dell’etichettatura degli ingredienti e delle calorie?

2) Il consumatore non domanda l’etichettatura della calorie e degli ingredienti sul vino

  • nel 2005, l’ufficio OPTEM a pubblicato uno studio commissionato dalla DG Sanco (Direzione Generale Salute dei Consumatori) sul comportamento dei consumatori. Lo studio riporta che il vino è considerato come “ un prodotto vicino alla natura e al terroir” di “ piacere e gusto … con una forte dimensione culturale che sfugge largamente alle preoccupazioni espresse dai consumatori per le altre derrate alimentari per quanto concerne le informazioni nutrizionali e della salute etc”. Il valore nutrizionale è “un criterio assolutamente senza senso per un prodotto di piacere e di cultura”.
  • questo stesso studio fa parte in modo più generale delle riserve o delle richieste dei consumatori riguardo le nuove regolamentazioni in materia di etichettatura e del loro desiderio di evitare le sovraegolamentazioni: “le osservazioni in questo senso traducono talvolta i timori preesistenti dei tentativi dell’amministrazione comunitaria in questo senso. Ma anche il desiderio di evitare la paranoia visibile secondo alcuni soprattutto negli Stati Uniti, non imponendo l’applicazione di un tale sistema a prodotti per i quali non è necessario: come i prodotti naturali di un dato territorio o “prodotti di piacere” per eccellenza( per es. vini, formaggi, caffè)
    • L’etichettatura obbligatoria degli ingredienti o delle calorie sul vino non risponderà alle attese dei consumatori
  • Le cifre dimostrano che negli stati dove l’etichettatura dei valori energetici è molto presente, non si è avuta una diminuzione o una stabilizzazione dell’obesità. Al contrario, secondo il centro di controllo delle malattie, 12% della popolazione degli Stati Uniti soffriva di obesità nel 1991, periodo nel quale l’etichettatura dei valori nutrizionali è divenuta obbligatoria. Nel 2009 questa cifra era del 26,9 %.
    • L’efficacia di questa misura per prevenire i rischi sanitari in materia di obesità resta dunque molto discutibile, questo metto seriamente in dubbio la fondatezza di tale misura.

3) Le imprese dei Vignaioli Indipendenti vogliono restare competitive

  • Più volte nel corso degli ultimi mesi in nome della protezione dei consumatori i produttori di vino hanno dovuto modificare le loro etichette. Prima l’indicazione dei solfiti, poi il logo delle donne in cinta per la Francia. Ogni cambiamento di etichetta ha dei costi: creazione di una nuova stampa, costo della stampa e molto spesso acquisto di una nuova macchina perché è diventato ormai difficile fare a meno di una retroetichetta. L’etichettatura delle calorie degli ingredienti si fonda su analisi di laboratorio; analisi il cui costo si viene ad aggiungere ai costi di stampa dell’etichetta. I costi di tipografia si moltiplicano per il numero di lingue nelle quali devono essere stampate ed, in più, ci sono costi di traduzione.
    • La Camera di Commercio austriaca ha fatto uno studio per valutare i costi di adattamento delle PMI a l’etichettatura obbligatoria delle nuove menzioni nutrizionali. Lo studio stima che i costi di analisi per indicare le informazioni nutrizionali saranno di 343,75 euro per etichetta. Le PMI del settore viticolo propongono un’estesa gamma di prodotti ai loro consumatori. Lo studio austriaco conclude che i costi per le PMI potranno arrivare fino a 6 miliardi di euro per anno in Europa. La ricchezza della filiera viticola europea è di proporre una grande varietà di prodotti, unici e non certo una produzione di massa standardizzata. Occorre tenere conto di questa specificità.
  • Le 200.000 imprese di Vignaioli Indipendenti rappresentate dalla CEVI sono il motore indispensabile per lo sviluppo e l’irraggiamento dei territori rurali d’Europa, soprattutto in termini di impiego e di valore aggiunto. Purtroppo queste imprese si confrontano con numerose difficoltà, in particolare in termini amministrativi e fiscali per mantenere e sviluppare la loro competitività. Quest’ultima, indispensabile al dinamismo della filiera viticola europea e dei territori rurali, deve essere incoraggiata e non frenata.
    • Perché penalizzare la competitività delle nostre imprese per un’informazione che i consumatori non vogliono?
< Dossier