Enoturismo

Il contesto

Esiste un vuoto normativo a livello italiano ed europeo sulla pratica dell’enoturismo, sempre più diffusa e sempre più importante a livello economico soprattutto per le cantine di piccole e medie dimensioni.

Le richieste FIVI

Su invito del Senatore Dario Stefano – relatore della legge – e in compagnia del Presidente del Movimento Turismo del Vino Carlo Pietrasanta, la Presidente Matilde Poggi ha portato le ragioni FIVI nell’audizione del 20 febbraio 2017 in Commissione Agricoltura del Senato sul disegno di Legge n.2616 “Disciplina dell’attività di enoturismo”. FIVI ha proposto che l’enoturismo sia risconosciuto come attività agricola e che non sia ricompreso tra le attività agrituristiche, come previsto dal disegno di legge. Ci sono perplessità anche sull’obbligo di partecipare a corsi di aggiornamento per avviare l’attività. La richiesta FIVI è anche che i corsi siano facoltativi e che per l’avvio di un’attività di enoturismo in cantina sia sufficiente presentare una SCIA ed essere in possesso dell’autorizzazione sanitaria. FIVI chiede infine che i corrispettivi relativi alle attività di visita e degustazione rientrino nel reddito agrario.

Aggiornamento

Il 12 marzo 2019 il Ministro Centinaio ha firmato il DM “Linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica” in cui l’enoturismo è riconosciuto come attività agricola connessa e dove vengono fissate le linee guida per lo svolgimento dell’attività all’interno delle cantine.

Per approfondire

La FIVI in Senato a parlare di enoturismo

CEVI: l’enoturismo presto al vaglio del Consiglio Europeo

Il DM “Linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”

 

 

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