LA STORIA
Abbiamo costituito il 17 luglio 2008 la Federazione Italiana Viticoltori Indipendenti (FIVI) con un suo Statuto ufficiale. In due mesi di vita siamo già più di 600 vignaioli iscritti singolarmente o attraverso le associazioni regionali già esistenti. Contiamo di superare rapidamente il migliaio. Idealmente però noi difendiamo gli interessi di tutti i vignaioli che in Italia svolgono le stesse funzioni.
Stiamo aderendo alla CEVI (Confederation Europenne des Vignerons Indipendants) che comprende già l’associazione Vignerons indépendants de France
Association
Suisse des Vignerons Encaveurs.
L'Organisation Professionnelle des Vignerons Indépendants de Moselle Luxembourgeoise.
Federação Nacional de Viticultores Independentes de Portugal
Vindependent - Association hongroise des vignerons indépendants
Bodegas Familiares de Rioja
Family Estate Slovenia - Association Slovène des Vignerons Indépendants
Perché abbiamo costituito la FIVI?
La nascita di FIVI ha una gestazione iniziata due anni fa. Allora infatti, leggendo il progetto per la nuova OCM europea, ci eravamo accorti che in quel documento la nostra categoria - non solo italiana ma europea - non veniva considerata. All'inizio del 2008 alcuni produttori sono stati contattati dalla CEVI per creare anche in Italia un gruppo che difendesse e tutelasse gli interessi dei Vignaioli Indipendenti. Da quel momento è partito un processo veloce di costituzione della FIVI che è culminato con la prima assemblea Costituente del 29 luglio, tenutasi nei locali della Reggia di Colorno (PR).
In quella data sono stati eletti i primi organi direttivi dell'associazione e Costantino Charrère, vignaiolo valdostano titolare della cantina Les Crêtes, è stato scelto come Presidente.
Purtroppo constatiamo che nè le nostre organizzazioni sindacali, nè il ministero, nè i rappresentanti italiani a Bruxelles hanno difeso i nostri interessi. Le grandi lobby dei commercianti, dei distributori, dei vinificatori, degli industriali del vino (che hanno tutti ormai interessi multinazionali) fanno normalmente prevalere le loro ragioni.
È chiaro che l’industria e il commercio hanno interesse a sganciarsi dalle origini, dal territorio, per poter comperare le materie prime in un posto o nell’altro, secondo la convenienza del momento. Ma il vino in Europa non è una materia prima: è invece un prodotto agricolo, legato al territorio d’origine. Per questo ci sembra incomprensibile e scorretto che un mosto nato in un paese europeo possa essere imbottigliato in un altro (naturalmente dove il costo del lavoro è più alto) e possa comparire in etichetta come prodotto del paese di imbottigliamento senza indicazione di quello dell’origine. Questo è ingannevole verso il consumatore, ed è concorrenza sleale verso i vignaioli del paese importatore. Ma già succede per l’olio d’oliva dove l’interesse dell’industria multinazionale ha ucciso molti piccoli produttori.
