Abbiamo costituito il 17 luglio 2008 la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) con un suo Statuto ufficiale. Oggi siamo più di 850 vignaioli iscritti singolarmente o attraverso le associazioni regionali già esistenti. Contiamo di superare rapidamente il migliaio. Idealmente però noi difendiamo gli interessi di tutti i vignaioli che in Italia svolgono le stesse funzioni.

La Fivi aderisce alla CEVI (Confederation Europenne des Vignerons Indipendants) che comprende già le seguenti associazioni di vignaioli di diversi stati europei:

Perché abbiamo costituito la FIVI?

La gestazione della FIVI è iniziata nel 2006, due anni prima della costituzione. Allora infatti, leggendo il progetto per la nuova OCM europea, ci eravamo accorti che in quel documento la nostra categoria – non solo italiana ma europea – non veniva considerata. All'inizio del 2008 la FWS, Associazione dei Vignaioli Indipendenti dell'Alto Adige, è stata contattata dalla CEVI per creare anche in Italia un gruppo che difendesse e tutelasse gli interessi dei Vignaioli Indipendenti. Da quel momento è partito un processo veloce di costituzione della FIVI che è culminato con la prima assemblea Costituente del 17 luglio, tenutasi nei locali della Reggia di Colorno (PR).

In quella data sono stati eletti i primi organi direttivi dell'associazione e Costantino Charrère, vignaiolo valdostano, è stato scelto come Presidente.

Purtroppo constatiamo che né le nostre organizzazioni sindacali, né il ministero, né i rappresentanti italiani a Bruxelles hanno difeso i nostri interessi. Le grandi lobby dei commercianti, dei distributori, dei vinificatori, degli industriali del vino (che hanno tutti ormai interessi multinazionali) fanno normalmente prevalere le loro ragioni.

È chiaro che l'industria e il commercio hanno interesse a sganciarsi dalle origini, dal territorio, per poter comperare le materie prime in un posto o nell'altro, secondo la convenienza del momento. Ma il vino in Europa non è una materia prima: è invece un prodotto agricolo, legato al territorio d'origine. Per questo ci sembra incomprensibile e scorretto che un mosto nato in un paese europeo possa essere imbottigliato in un altro (naturalmente dove il costo del lavoro è più alto) e possa comparire in etichetta come prodotto del paese di imbottigliamento senza indicazione di quello dell'origine. Questo è ingannevole verso il consumatore, ed è concorrenza sleale verso i vignaioli del paese importatore. Ma già succede per l'olio d'oliva dove l'interesse dell'industria multinazionale ha ucciso molti piccoli produttori.