“Dobbiamo avere uno scatto d'orgoglio e uno scatto di partecipazione”

Intervento del Consigliere Walter Massa alla Tavola Rotonda tenutasi a Piacenza in occasione della seconda edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti

Il titolo mi aiuta, dobbiamo avere uno(1) scatto per due(2) cose, orgoglio e partecipazione.
In tutto questo il vignaiolo si sforza solo nella partecipazione.

In sostanza se l'orgoglio è in esubero, la partecipazione è, concretamente pari a zero.

L'orgoglio è chiaramente espresso nella bottiglia, dall'inizio dell'avventura a tutto il percorso formativo, produttivo, estetico, finalmente organolettico per poi “tirare fuori” bottiglie vecchie; questa storia si ripete da anni in ogni angolo del belpaese, avventura, prima romantica e poi (purtroppo) imprenditoriale .

Il vignaiolo è una figura non riconosciuta dalla legge, è un titolo autoreferenziale. Ogni volta che diciamo o scriviamo dovrebbe portarci ad avere un pensiero nobile rivolto al primo e per ora unico sindacalista del comparto, ovvero: Gino Veronelli.

Il nostro “anarchico”, che credeva molto importante anche se difficile l'unione tra la gente della terra, ha contribuito a fondare almeno tre FIVI d'antan.

Con la “VIDE, viticoltori italiani d'eccellenza”, si è visto il maggior successo. La VIDE per molti anni ha aiutato molte belle realtà agricole di quasi tutte le regioni italiane ad affrontare i mercati internazionali e a comunicare i prodotti anche con uno stand al Vinitaly, poi sempre in quegli anni sono sorte “l'associazione dei viticoltori di collina” e “l'associazione dei piccoli vignaioli” con visibilità e successo di lunga inferiori.

Pur essendo un visionario che ha solo arrecato benefici al mondo rurale, anche se in buonafede ne ha abusato. Ma si sa, era un' entusiasta, erano altri tempi. Nelle sue 4 opere, “I vignaioli storici” collana pubblicata negli anni ottanta, frammischiava a vignaioli veri (grandi uomini alla cui morte andrebbe celebrato il funerale di stato, seguito da un monumento nella piazza principale del capoluogo di provincia di appartenenza) personaggi il cui scopo di vita non è stato quello di scegliere il portainnesto per la vite, ma il tipo e colore di cravatta da abbinare al vestito, non dedicare del tempo per problematiche di territorio, ma che regalo fare al politicante di turno, non di i confrontarsi con studiosi viticoli o di cantina, ma prendere a modello la viticoltura di California, i relativi vitigni e stile enologico.

Sembra la preistoria, ma erano i tempi in cui la maggior parte delle aziende che oggi fanno grande l'Italia del vino, stavano nascendo e il nostro pensiero prendeva forma.

L'orgoglio aveva motivazioni diverse, chi voleva portare tramite una bottiglia di vino il suo “paesello” in giro per il mondo, chi voleva portare il suo pensiero “duro e puro” in bottiglia, chi voleva dare dignità economica al lavoro della terra, chi ,magari impegnato in altre professioni, voleva essere riconoscente alla storia della famiglia mettendo in condizione i vigneti di non gravare economicamente.

In qualsiasi caso la motivazione economica non era prioritaria, centrale, nel pensiero primeggiava il rispetto per le proprie radici.

Chi veniva dall'agricoltura, tendeva a definirsi “biologico” per sostenere, in poche parole, che il prodotto proposto non era tirato a lucido, spersonalizzato da chiarifiche forzate, addirittura pastorizzato. Erano i primi ritorni alla sensibilità, all'ambiente e all'integrità del prodotto.

Oggi tutte le aziende che affrontano i mercati, chi più chi meno, sposa queste idee, anche perché diversamente non avrebbe scampo.

Personalmente rispetto le idee di tutti; tradotto in vino, bevo quelle che mi ispirano.

Testualmente cito il Machiavelli sostenendo che “il fine giustifica i mezzi” , Erasmo da Rotterdam con “il vino è il riflesso della mente” ma, per arrivare a parlare di partecipazione, debbo rimandarvi a quanto scritto prima, definendo l'avventura vino, “purtroppo” imprenditoriale.

Il mestiere di vignaiolo ha mille sfaccettature e ritengo opportuno che tutti i colleghi rispettino le soluzioni che si intraprendono per esaltarle o aggirarle; la centralità è nel bicchiere, l'igiene, la personalità ma pure la ripetibilità, la rispondenza con l'annata.
E allora SIAMO TUTTI SU DI UNA BARCA PERALTRO NON NOSTRA, sulla quale stiamo lottando con corporazioni che vendono “oasi ecologiche” e “anime biologiche”.

L'accesso al credito è un'impresa, non solo relativa al momento storico che stiamo vivendo, ma da sempre. Quando finanza e politica capiranno che a un tappo in sughero naturale sono affidati tre benefici d'impresa si potrà bere ancora meglio e il vignaiolo migliorare la qualità della vita.

Mi spiego: se si producono 1000 ql di uva, in 15 giorni diventano 700 hl di vino, e dopo almeno un anno di affinamento bisogna ancora anticipare del capitale per il confezionamento. I maestri francesi insegnano che la massima espressione del vino si ottiene dopo almeno 8 /12 mesi di permanenza in vetro e quindi, capite che la qualità ha dei costi, che solo dei romantici o chi ha una propria serenità economica possono sostenere.

SPERO CHE I TEMPI E LE TESTE OGGI SIANO MATURI PER FAR SI CHE I VIGNAIOLI SI UNISCANO NELLE PROBLEMATICHE.
La FIVI, da pochi giorni ha personalità giuridica e può portare sul tavolo di concertazione al Ministero, alla comunità europea e nei vari assessorati le problematiche grandi e anche piccole del vignaiolo, personaggio al quale compete pure il dovere civico di occuparsi del paesaggio delle colline da cui proviene la materia uva;

Ritengo che uniti saremo tutelati, uniti non perderemo tempo in sterili battaglie, uniti saremo più utili all'economia della nostra azienda, uniti saremo più utili all'economia del paese producendo PIL etico e non ePILettico, uniti saremo più ricchi perché saremo più forti, potremo vendere più “rilassati” la nostra identità ed autenticità.

Sarà più facile rimanere indipendenti, senza perdere l'indipendenza da noi stessi.
Pensateci, sembra un controsenso, ma è cosi.

 

Piacenza, 1 dicembre 2012,
Walter Massa