Mercato dei Vini dei vignaioli indipendenti 2012

La storia

Abbiamo costituito il 17 luglio 2008 la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) con un suo Statuto ufficiale. Oggi siamo più di 600 vignaioli iscritti singolarmente o attraverso le associazioni regionali già esistenti. Contiamo di superare rapidamente il migliaio. Idealmente però noi difendiamo gli interessi di tutti i vignaioli che in Italia svolgono le stesse funzioni.

La Fivi aderisce alla CEVI (Confederation Europenne des Vignerons Indipendants) che comprende già le seguenti associazioni di vignaioli di diversi stati europei:

Perché abbiamo costituito la FIVI?

La gestazione della FIVI è iniziata nel 2006, due anni prima della costituzione. Allora infatti, leggendo il progetto per la nuova OCM europea, ci eravamo accorti che in quel documento la nostra categoria – non solo italiana ma europea – non veniva considerata. All’inizio del 2008 la FWS, Associazione dei Vignaioli Indipendenti dell’Alto Adige, è stata contattata dalla CEVI per creare anche in Italia un gruppo che difendesse e tutelasse gli interessi dei Vignaioli Indipendenti. Da quel momento è partito un processo veloce di costituzione della FIVI che è culminato con la prima assemblea Costituente del 17 luglio, tenutasi nei locali della Reggia di Colorno (PR).

In quella data sono stati eletti i primi organi direttivi dell’associazione e Costantino Charrère, vignaiolo valdostano, è stato scelto come Presidente.

Purtroppo constatiamo che né le nostre organizzazioni sindacali, né il ministero, né i rappresentanti italiani a Bruxelles hanno difeso i nostri interessi. Le grandi lobby dei commercianti, dei distributori, dei vinificatori, degli industriali del vino (che hanno tutti ormai interessi multinazionali) fanno normalmente prevalere le loro ragioni.

È chiaro che l’industria e il commercio hanno interesse a sganciarsi dalle origini, dal territorio, per poter comperare le materie prime in un posto o nell’altro, secondo la convenienza del momento. Ma il vino in Europa non è una materia prima: è invece un prodotto agricolo, legato al territorio d’origine. Per questo ci sembra incomprensibile e scorretto che un mosto nato in un paese europeo possa essere imbottigliato in un altro (naturalmente dove il costo del lavoro è più alto) e possa comparire in etichetta come prodotto del paese di imbottigliamento senza indicazione di quello dell’origine. Questo è ingannevole verso il consumatore, ed è concorrenza sleale verso i vignaioli del paese importatore. Ma già succede per l’olio d’oliva dove l’interesse dell’industria multinazionale ha ucciso molti piccoli produttori.