Mercato dei Vini dei vignaioli indipendenti 2012

Il peggiore nemico del vino? La burocrazia

Così i Vignaioli Indipendenti Italiani denunciano la situazione limite che le aziende vitivinicole artigianali italiane affrontano ogni giorno in cantina per rispondere alle richieste dell’apparato burocratico italiano ed europeo.

Non siamo i primi a dirlo e purtroppo non saremo gli ultimi: l’Unione Europea, sempre più distante dai territori e dalle realtà locali dei paesi membri sta modellando un mondo agricolo a misura di agro-industria. Negli uffici di Bruxelles i giochi si fanno tra i grandi dell’agricoltura mondiale ed europea, giochi che comprendono gli interessi non dei cittadini o dei produttori artigianali, ma quelli delle grandi case produttrici di meccanizzazione, di agrofarmaci e di tutto quanto gira attorno all’agricoltura ma agricoltura non è.

E in questo l’Italia è bravissima a trovare le più complesse applicazioni moltiplicando a dismisura un sistema burocratico che non garantisce nessuno (in primis i consumatori) ma fa lievitare del 40% i costi di produzione delle aziende vitivinicole di piccole e medie dimensioni costrette a dedicare più di metà del proprio tempo di lavoro alla rendicontazione, alla compilazione di moduli, alla comunicazione di informazioni agli innumerevoli enti preposti alla verifica dei più svariati aspetti della produzione. A questo si aggiunge la poca aderenza alla vita agricola di un gran numero di regolamenti, leggi e decreti.

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti raccoglie oggi oltre 600 aziende vitivinicole, produttori di vino che seguono integralmente il processo di produzione, dalla coltivazione dell’uva, alla vinificazione,  all’imbottigliamento e alla  commercializzazione delle proprie bottiglie. Ogni italiano ha un nonno o uno zio che faceva il vino in casa e la maggior parte degli italiani è sicuramente convinto che il vino si faccia così, in realtà il 90% della produzione enologica italiana è in mano a grandi gruppi privati o cooperativi che utilizzano questo immaginario del vignaiolo per farsi pubblicità ma che in realtà sono vere e proprie industrie del vino dove è completamente scomparso il rapporto con la terra, con il territorio e con le tradizioni.

Un’azienda vitivinicola che produce 70.000 bottiglie di vino riceve i controlli di almeno 10 diversi enti in un anno. Se la cosa fosse proporzionale una piccola industria che produce 700.000 bottiglie dovrebbe essere controllata 100 volte in un anno e un’industria che ne produce 7.000.000 dovrebbe essere controllata 1.000 volte in un anno. Non è così, i controlli sono 10 per tutti, la quantità di moduli da compilare sono gli stessi per tutti e di conseguenza il costo della burocrazia che ricade sul prezzo del prodotto finito che ogni singolo consumatore alla fine paga è molto più alto per i prodotti artigianali. Non solo. La qualità della vita del singolo contadino o vignaiolo di piccole e medie dimensioni è seriamente compromessa dalla burocrazia.

Noi Vignaioli Indipendenti attraverso la Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti (oltre 8.000 vignaioli in 8 paesi europei) dialoghiamo direttamente con gli uffici di Bruxelles, ma questo non basta, chiediamo alle istituzioni italiane di accompagnarci in questo nostro dialogo con l’Europa e di intervenire a livello nazionale per tutelare l’esistenza e le modalità produttive che fanno del vino italiano un prodotto di fama mondiale e del territorio italiano meta privilegiata del turismo di qualità. Difendere l’identità (e l’esistenza stessa) dei vignaioli italiani e dei contadini italiani deve diventare prioritario. Non chiediamo soldi, ma solo leggi e regolamenti ragionevolmente aderenti alla realtà.

Fivi – Ufficio stampa